call for papers Modernism n. 3/2017

Modernismo e antimodernismo cattolico nella Grande guerra

In occasione del centenario del primo conflitto mondiale, la Fondazione Romolo Murri di Urbino invita ad inviare contributi da pubblicare nel numero 3 della rivista Modernism, dedicato a Modernismo ed antimodernismo cattolico nella Grande guerra, la cui pubblicazione è prevista per la fine del 2017.

Gli autori possono presentare un contributo in italiano, inglese, francese e spagnolo.

I saggi non devono superare le 70.000 battute, spazi, note e bibliografia inclusi, rispettando le norme redazionali e le istruzioni indicate su https://fondazioneromolomurri.wordpress.com/norme-editoriali/.

Informateci della vostra intenzione di partecipare inviando un abstract (max 2.000 caratteri) e un breve profilo entro il 30 maggio 2016, al seguente indirizzo di posta elettronica: redazionemodernism@gmail.com.

Comunicheremo le proposte selezionate entro il 30 giugno 2016. I testi definitivi dovranno pervenire, allo stesso indirizzo e-mail, entro il 31 gennaio 2017.

call for papers

Poco meno di trent’anni fa lo storico italiano Silvio Lanaro richiamò un dato sul quale non si era «riflettuto a sufficienza»: i sacerdoti modernisti, pur guidati da un impulso riformatore, si fecero «risucchiare spessissimo dal nazionalismo, dall’interventismo e poi dal fascismo» (L’Italia nuova, 1988). La stagione di studi sulla sacralizzazione della politica, sulla politicizzazione del religioso e sul nation building ha certamente reso più intelligibile quell’apparente paradosso. Il “paradigma progressista”, che postula una consustanzialità tra riformismo religioso, adesione ai valori democratici e pacifismo, si è così rivelato insostenibile. Il dibattito storiografico sul ruolo delle religioni nel primo conflitto mondiale ha però messo in guardia da letture altrettanto unilaterali. Ugualmente infondata, infatti, si è dimostrata la presunta contrapposizione tra cattolici fedeli al papa, vaccinati dai pericoli del nazionalismo in virtù di un animus universalista, e modernisti disobbedienti, fatalmente attratti da una mistica della patria fomentatrice di violenza. Le ricerche condotte su sacerdoti ed ex-sacerdoti, su intellettuali dediti agli studi religiosi, su personalità del laicato organizzato e su esponenti dei partiti di ispirazione democratico-cristiana evidenziano un quadro assai più complesso. Vasta è la gamma di atteggiamenti, scelte politiche ed itinerari biografici che caratterizzarono coloro che erano stati condannati, che si erano percepiti o che continuavano a percepirsi nel 1914-1918 sotto l’etichetta di “novatori”, dentro e fuori i confini dell’istituzione ecclesiastica. Basti pensare a Brizio Casciola, Romolo Murri a Giovanni Semeria per l’Italia, oppure ai casi di Marc Sangnier, Friedrich von Hügel, Alfred Loisy, Lucien Laberthonnière, Maude Petre e Joseph Sauer.

Questo call for papers mira a promuovere nuovi scavi documentari ed indagini analitiche (o intercettarle se già in corso). Intende inoltre verificare la fecondità conoscitiva dell’approccio di storia culturale alla storia religiosa della Grande Guerra e la pertinenza ed efficacia ermeneutica dell’utilizzo delle categorie di cultura/culture di guerra, religione di guerra e nazional-cattolicesimo, con uno sguardo che spazi sul continente europeo ed americano. Come vissero, interpretarono e comunicarono l’esperienza del 1914-1918 i modernisti e gli ex-modernisti? Sono ravvisabili specificità nel loro modo di confrontarsi con il fatto bellico, specialmente in relazione alla questione dell’integrazione nello Stato nazionale e della politica di massa? Quali furono i possibili approcci religiosi “modernisti” ad un conflitto totale che fu interpretato sì come un massacro senza precedenti, ma che fu anche accolto come un evento palingenetico, capace di rinnovare le fedi positive e di purificarle dalle loro sovrastrutture clericali? Quale fu la circolazione/ricezione di queste idee, veicolate da uomini ed ambienti che, per quanto minoritari, non di rado riuscirono a ritagliarsi un ruolo da opinion makers nella macchina della mobilitazione bellica e nel conferire senso all’impegno militare? Che spazio ebbero, al contrario, posizioni di contestazione dello scontro armato e di delegittimazione della guerra “giusta” e/o “santa” condotta in nome del proprio paese?

Il CFP intende interrogarsi, in una prospettiva internazionale e transnazionale, sulla grande guerra dei modernisti, ma anche su quella dei loro più accaniti avversari (gli integristi), appartenendo le loro posizioni reciproche ad un medesimo contesto di crisi della cultura cattolica. Ci sembra che il tener conto dei due poli opposti, entrambi eccentrici rispetto alla linea maggioritaria nel mondo cattolico, consenta di evidenziare tratti comuni e differenti elaborazioni concettuali, permettendo una più precisa contestualizzazione delle figure e delle problematiche esaminate, così come una messa a fuoco, per contrasto, delle posizioni egemoniche nella Chiesa e degli orientamenti espressi dagli episcopati. Formuliamo qui solo alcune delle questioni che potremmo porre su questi aspetti e su cui, attraverso questo CPF, ci proponiamo di sollecitare contributi conoscitivi. Che tipo di discorso nazional-cattolico venne elaborato dai modernisti? In che cosa converge e diverge da quello abbracciato dagli antimodernisti? A tale proposito si può parlare di successo del processo di nazionalizzazione della fede? Entro che limiti si può invece impiegare il concetto di “indifferenza nazionale” (national indifference)?

Sono graditi contributi che affrontino i seguenti temi:

  • pensiero ed operato di singole personalità: sono incoraggiati il ricorso a carteggi inediti e l’edizione di documenti significativi, che focalizzino “dall’interno” il grado di adesione al nazional-patriottismo ed alle ragioni ideologiche della guerra;
  • riflessione teologica e pubblicistica, promossa da modernisti ed antimodernisti, in merito ai nazionalismi, alla “religione della patria” ed alle “nefaste meraviglie” della guerra totale;
  • devozioni e liturgie di guerra di ispirazione modernista ed integrista;
  • inchieste sul revival religioso e scritti sull’impatto della guerra nei confronti della pratica cristiana (concepiti nel côté modernista);
  • partecipazione dei modernisti alla propaganda di guerra, nelle sue varie forme e coloriture politiche;
  • esperienza di modernisti ed antimodernisti come cappellani militari (se sacerdoti), come soldati ed ufficiali o come infermiere;
  • iniziative di pace, reti di dissenso “pacifiste” e prese di distanza dalle retoriche nazional-belliciste (riferite a figure ed ambienti oggetto specifico di questo CFP);
  • circolazione transnazionale delle idee: ad es. ricezione di opere fondamentali come quelle di Alfred Loisy o di Maude Petre nel campo modernista, in quello integrista e/o nella stampa d’opinione cattolica;
  • posizioni di singole personalità, reti (es. Sodalitium Pianum) e periodici riferibili al panorama integrista;
  • reazioni di modernisti ed antimodernisti agli orientamenti di Benedetto XV (es. alla Nota del 1° agosto 1917) e degli episcopati.